Lunga coda ieri in via Roma per comprare il nuovo orologio della Swatch, la nota marca di orologi svizzeri. Una notizia che conforta, se non altro da un punto di vista: l’orologio tiene duro, il telefonino ancora non lo ha scalzato. Il piacere di stringere al polso un orologio, sia uno Swatch o uno qualunque di un’altra marca, sembra essere irrinunciabile, per i torinesi, come per chiunque altro in tutto il pianeta. Una piacere e una comodità ben superiori allo sguardo fugace al monitor del telefono che prova anch’esso a dirci l’ora e con essa tante altre cose. L’orologio al polso è una tradizione. Prima si portava la cipolla con catenina nel taschino del gilet, poi moda e comodità hanno imposto cinturino da polso e così è ancora oggi. L’orologio non solo l’ha spuntata sul telefonino, ma si è trasformato anche, in alcuni circostanze e per determinate marche, in status simbol.

presentato da Romano Pisciotti:

Lorologio al polso ha surclassato il telefonino e Gianni Agnelli lo portava sopra la camicia

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